L’ATTRICE E’ UNA DONNA SPOSATA INNAMORATA DI UN MONACO NELL’«ISOLA DEGLI AIRONI BIANCHI» PER LA RETE LIFETIME

Kim Basinger: io diva trascurata?
Fare film per la tv non è da serie B

18/10/2006

di Lorenzo Soria


LOS ANGELES. Per anni è stata un simbolo di bellezza e ossessione erotica, prima come Bond Girl in Mai dire mai, poi come protagonista di Nove settimane e mezzo. Infine è arrivata la conferma d’attrice, con l’Oscar vinto nel 1997 per L. A. Confidential. Una bellezza classica, quella di Kim Basinger, ma anche una bellezza segnata da anni di tensioni e turbamento: il difficile divorzio da Alec Baldwin, gli incontri-scontri pubblici con giudici e avvocati per determinare la custodia della figlia Ireland. Negli ultimi anni la si ricorda nel ruolo di mamma di Eminem nel film 8 mile, e in The Sentinel come First Lady al fianco di Micheal Douglas. Ora è la volta di The Mermaid Chair (L’isola degli aironi bianchi), girato per la rete televisiva Lifetime, una storia tratta dall'omonimo best-seller di Sue Monk Kidd nella quale recita la parte di una donna sposata che intrattiene una relazione impossibile con un monaco benedettino e che, attraverso questa relazione, si confronta con alcuni lati oscuri della sua vita.

Dal podio degli Oscar ai film tv. Signora Basinger, si sente l’ennesima diva un po' trascurata?
«E perché mai? The Mermaid Chair è una storia molto bella di un’autrice molto amata. Abbiamo girato a Victoria, nella British Columbia, con degli standard di produzione molto elevati. Ho accettato perché ho visto un ruolo molto profondo, una storia che ti costringe a farti delle domande. E poi, in una notte di programmazione raggiungo un pubblico più vasto che con un film che rimane in sala per mesi».

Quindi si sente soddisfatta della sua vita professionale?
«Io mi sento prima di tutto una mamma. Purtroppo le battaglie con il mio ex-marito sulla custodia di Ireland sono diventate pubbliche, è quello che succede quando sei un personaggio pubblico. Mi piace lavorare, ma se dovessero offrirmi un Via col vento e avessi già un impegno preso con mia figlia sarei pronta a dire di no».

Una donna di mezza età che cerca di scoprire chi è e che cosa vuole. C'è un qualcosa di autobiografico nel suo ultimo film?
«Non ne sono così sicura, la vita a volte imita l'arte e a volte no. Quando interpreti un personaggio, finisci inevitabilmente per metterci qualcosa di tuo. Ma l'insoddisfazione e il farsi delle domande è un tratto condiviso da milioni e milioni di donne. Col passare degli anni, ho imparato che le cose non sono necessariamente in bianco e in nero, che spesso ci sono delle sfumature di grigio. Ho imparato a cercare di non giudicare e di accettare gli altri. E' importante anche conciliarsi con se stessi. In questo percorso di vita sento di avere Dio come co-pilota, ma se non diventi la tua migliore amica è difficile andare lontano».

Sembrano i discorsi di una donna in preda a molte lotte interiori...
«Noi tutti abbiamo demoni con cui fare i conti, decisioni difficili da prendere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ho avuto la mia dose di dolore nella vita anche se, certo, non posso paragonarmi a chi soffre di fame in Africa. Ma con il passare degli anni, ho imparato ad essere più umile. E ad accettare che alla fine ciò di cui abbiamo bisogno è amore».

Amore nel senso di matrimonio?
«Non voglio sentire la parola matrimonio, semmai posso pensare di incontrare un uomo perbene. E che mi faccia sentire libera».

E che cos’è la libertà per lei?
«Vorrei sentirmi libera di essere chi sono, senza sentirmi giudicata. E avere a fianco una persona che mi aiuti a superare le mie paure».